il Giardino mediterraneo .: strutture e forme danno vita ad una fine tessitura

Il giardino dell’Hotel Lucrezia è nato dall’idea di un garden designer e di un architetto del paesaggio che hanno progettato secondo la loro idea del “nuovo giardino mediterraneo”. Progettato e realizzato da Leo Minniti e Italo Vacca del vivaio I Campi, a Milis in Sardegna, il giardino riflette l’idea di affidare il ruolo di protagonista assoluto alle piante, in chiave completamente mediterranea. L’impatto visivo spettacolare è ottenuto dalle strutture, dalle forme e non dalla tradizionale combinazione di toni e colori.

“Rientrando in hotel, dopo una giornata immersa nelle bellezze del Sinis – spiega Leo Minniti – non volevamo che tutto finisse di colpo, nel piccolo cortile-oasi doveva continuare a sussurrare il dialogo con il paesaggio circostante; un “soft landing”, un morbido atterraggio”.

“La scelta delle piante – gli fa eco Italo Vacca – intende preservare l’incanto del paesaggio cercando di valorizzarlo ancor di più”. Ecco allora che la stipa tenuissima (una graminacea ornamentale) cambia le sue chiome dal verde all’oro proprio in estate, quando la campagna sarda si tinge di infinite distese dorate. L’argento del senecio leuchostachyssilver dust” richiama il grigio degli uliveti e delle macchie di artemisia. L’utilizzo di grandi macchie di tulbaghia violacea rievoca per la sua struttura e per la sua fioritura quelle degli asfodeli. L’acanthus mollis, che prospera all’ombra di un fico mastodontico, ripete il motivo ricorrente di tante bordure spontanee che a giugno addobbano con fare lussureggiante anche la più povera mulattiera. Le fioriture spontanee della campagna sarda di primavera riecheggiano nelle nuvole bianche della gaura e lo stesso effetto è dato ai margini del giardino dalle delicate corolle dell’erigeron karviskianus. All’ombra del glicine secolare che da il la a tutto l’insieme, rilucono le foglie della bergenia cordifolia e dell’ophiopogon.

I colori sono quelli del sottobosco, della macchia e delle dune. Mai troppo colorate, ma tessute finemente con consistenti apparizioni e ripetizioni delle stesse essenze.

“L’intento – precisa Minniti – è quello di creare un’effetto non tanto di fioriture, bensì di tessiture che si sposino con il paesaggio, pur staccandosene discretamente”.